CARLO GOLDONI

LA BOTTEGA DEL CAFFè

Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793)

Trama

L'azione della commedia vera e propria si avvia alle prime luci dell'alba di un mite mattino invernale in Venezia, durante il carnevale, per concludersi quando scende la notte. Il caffettiere Ridolfo si sta prendendo a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da qualche tempo frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo dove ha subíto molte perdite giocando a carte con Flaminio, un giovane torinese che si spaccia per nobile. La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, che, travestita da pellegrina, ignora la nuova identità assunta dal marito, ed è esposta alle insidie intessute da don Marzio. Quest'ultimo è un nobile napoletano in decadenza, prepotente, ambiguo e chiacchierone, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio; trova anzi modo di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando pensa di aver allontanato definitivamente le due donne, e unisce ai festeggiamenti la ballerina Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio fosse già sposato, sperava di diventare sua moglie per poter così abbandonare il paese. I tranelli di don Marzio e del biscazziere Pandolfo trovano un fiero oppositore nel caffettiere Ridolfo e nel suo garzone Trappola, che aprono gli occhi a Eugenio e a Flaminio: pentiti, i due si ricongiungono alle mogli, mentre Pandolfo è arrestato per truffa dopo un'involontaria rivelazione di don Marzio al capitano dei birri. Il nobile napoletano viene accusato di essere uno spione e un diffamatore e, abbandonato da tutti, lascia la città.

LA LOCANDIERA

Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793)

Trama

Mirandolina gestisce la locanda dove viene costantemente corteggiata da ogni cliente, in modo particolare dal Marchese di Forlipopoli (un aristocratico decaduto che ha venduto il prestigioso titolo nobiliare) e dal Conte di Albafiorita (un mercante che, arricchitosi, è entrato a far parte della nuova nobiltà comprando il titolo). I due personaggi rappresentano gli estremi dell'alta società veneziana del tempo. Il Marchese, avvalendosi esclusivamente del suo onore, è convinto che basti la sua protezione per conquistare il cuore della donna. Al contrario, il Conte crede di poter procurarsi l'amore di Mirandolina così come ha acquisito il titolo (le fa infatti molti e costosi regali). Questo ribadisce le differenze tra la nobiltà di spada e la nobiltà di toga, cioè quella dei discendenti dei nobili medievali e quella di coloro che hanno comprato il titolo nobiliare. L'astuta locandiera, da buona mercante, non si concede a nessuno dei due uomini, lasciando ad entrambi intatta l'illusione di una possibile conquista. L'arrivo del Cavaliere di Ripafratta (ispirato al patrizio fiorentino Giulio Rucellai, a cui la commedia è dedicata), un aristocratico altezzoso e misogino incallito, sconvolge il fragile equilibrio instauratosi nella locanda. Il Cavaliere, ancorato alle sue nobili origini e lamentandosi del servizio scadente, detta ordini a Mirandolina. Egli cerca inoltre di mettere in ridicolo il conte ed il marchese accusandoli di essersi abbassati a corteggiare una popolana. Mirandolina, ferita nel suo orgoglio femminile e non essendo abituata ad essere trattata come una serva, si ripromette di far innamorare il Cavaliere. Sarebbe questo il suo modo di impartirgli una lezione. « Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. » CON Marina Brancaccio, Bebbe Cerone, Maurizio Tonelli ,  Sebastiano Spada, Alessandro Fanti, Alida Piersanti, Patrizia Angelone, Francesco Cavaliere. REGIA Graziano Ferrari

L'AVARO

Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793)

Trama

La commedia si svolge a Pavia, all'interno della casa di Don Ambrogio. E', questi, un vecchio avaro (così come Carlo Goldoni stesso lo definisce) il cui unico figlio è venuto a mancare da ormai un anno. Presso la sua dimora vive, trattata come una figlia, Donna Eugenia, la nuora. Ad essa Don Ambrogio dice d'esser molto affezionato, ma sebbene costei sia per lui larga fonte di dispendio (lo troviamo, infatti, a principio della commedia, a rimuginar sulle spese della donna) non ha interesse di maritarla per non distaccarsi dalla di lei dote. Vi sono, però, tre pretendenti che anelano ad un matrimonio con la giovane vedova: in primo luogo il Conte Filiberto dell'Isola ed il Cavalier Costanzo degli Alberi. Costoro hanno già avuto modo di dichiararsi a Donna Eugenia e già godono delle benevolenze di quest'ultima la quale, tuttavia, si riserva di dar loro una risposta, precisando d'essere ancora sotto la potestà del suocero e, di conseguenza, in obbligo di rimettersi soltanto alla sua decisione. Il terzo pretendente è Don Ferdinando, un giovane studente di Mantova, amico del defunto figlio di Don Ambrogio, che per terminar gli studi ha sino ad ora soggiornato presso questa dimora. Don Ferdinando è timido, modesto di carattere e di buona famiglia e, cosa ancor più importante, non è assolutamente interessato alla dote di Donna Eugenia come, invece, pare lo siano il Conte e il Cavaliere. Oltretutto non ha mai avuto il coraggio di dichiarare alla giovane vedova i propri sentimenti. Quando i tre uomini si recheranno (in separati momenti) a domandare a Don Ambrogio la mano della bella Eugenia, solamente Don Ferdinando riuscirà ad entrare nelle grazie del vecchio avaro, proponendosi immediatamente di prender Donna Eugenia senza dote alcuna. Don Ambrogio, felice di non doversi separare da quel piccolo tesoro, accetta senza alcuna rimostranza il matrimonio tra i due e suggerisce al ragazzo di raggiungere Eugenia e comunicarle la decisione presa. E in fretta, anche, dal momento che proprio quel giorno il giovane è in procinto di tornar a Mantova dalla propria famiglia. E' Don Ambrogio, però, a recarsi per primo dalla nuora, annunciandole che giungerà, di lì a poco, colui al quale è stato deciso ch'ella verrà data in seconde nozze. Tuttavia, quando Don Ferdinando si decide a recarsi presso Eugenia per cercare di comunicarle il fatto, non riesce a dir quasi nulla: il Conte ed il Cavaliere lo hanno preceduto e sono intenti a commentare con asprezza il trattamento loro riservato da Don Ambrogio in seguito alle domande di matrimonio presentategli poc'anzi. Donna Eugenia, scaltra come la maggior parte delle figure femminili goldoniane, riesce ad intendere quanto Ferdinando vorrebbe dirle e, con tatto, riesce a trarlo d'impiccio spiegando agli astanti che il ragazzo è lì soltanto per comunicarle la propria partenza e chiederle consiglio sulla donna di cui s'è innamorato. Rivolgendosi al mantovano, con garbo, gli consiglia di partir a cuor leggero, aggiungendo che colei per cui egli trepida lo stima molto ma non ne è innamorata. Il guazzabuglio verrà infine concluso da una trovata del Cavaliere Costanzo degli Alberi che proporrà la più vantaggiosa delle soluzioni: la dote resterà nelle mani di Don Ambrogio fin quando egli avrà vita; alla di lui morte, eleggendo la vedova come sua erede universale, la dote ed i suoi frutti verranno completamente restituiti alla donna. Di questa risoluzione Don Ambrogio è felicissimo, e dacché il Cavaliere si propone quale galantuomo realmente interessato a maritarsi con la bella Eugenia, verrà ben presto stipulato il contratto matrimoniale con buona pace di tutti, men che di uno stizzito Conte Filiberto. REGIA Graziano Ferrari

IL BUGIARDO

Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793)

Trama

Figlio di Pantalone, onesto mercante veneziano, Lelio Bisognosi, il bugiardo, è un giovane brillante e di mondo. Vissuto per vent'anni presso uno zio a Napoli, Lelio fa ritorno nella città natale insieme ad Arlecchino suo servo; qui ha subito occasione di conoscere le figlie del Dottor Balanzoni, Rosaura e Beatrice, mentre, in assenza del padre, si godono sul terrazzino di casa la serenata di un incognito ammiratore. Ne è autore Florindo, allievo e coinquilino del Dottore, amante timido di Rosaura, cui non osa svelare i propri sentimenti. Lelio non si fa sfuggire l'occasione offertagli: si presenta alle fanciulle sotto le spoglie di un ricco marchese e rivendica la paternità della serenata, senza rivelare a quale delle due è diretta per conquistarle entrambe. Ma l'arte delle “Spiritose Invenzioni”, come Lelio ama definire le proprie menzogne, non è priva di incresciose conseguenze: al ritorno del padre Rosaura e Beatrice vengono falsamente accusate di avere introdotto in casa nottetempo un forestiero, disonorando così il buon nome della famiglia; Ottavio pretendente di Beatrice non vuole più saperne di lei; l'accordo tra Pantalone e Balanzoni di dare Rosaura in sposa a Lelio sembra essere compromesso. Quest'ultimo per sottrarsi alle promesse fatte ad una dama romanae innamoratosi sinceramente di Rosaura, è costretto a bugie sempre più fantasiose fra cui un finto matrimonio a Napoli e un finto figlio, al punto di non riuscire più quasi a venirne a capo. Sarà Florindo, indotto a dichiararsi a Rosaura a sciogliere ogni equivoco e a ricomporre la felicità delle coppie. Lelio, messo alle strette, farà ammenda delle proprie colpe, promettendo di mai più mentire. REGIA Graziano Ferrari